Vuoi fare trading sul serio, ma non hai (o non vuoi rischiare) molti soldi tuoi. È qui che entrano in gioco i conti finanziati. Ultimamente se ne parla molto, ma di rado ti spiegano con calma cosa sono e dove si nasconde la clausola in piccolo. Facciamolo da zero, senza dare nulla per scontato.
Un conto finanziato è un accordo: un'azienda (chiamata prop firm, da proprietary trading firm) ti lascia operare con i SUOI soldi, e in cambio vi dividete i profitti. Tu metti l'abilità; loro il capitale. Se guadagni, prendi una percentuale; se perdi, il colpo lo incassa il loro capitale, non le tue tasche.
Sembra troppo bello, ed è per questo che ha delle condizioni. L'azienda non regala niente: prima ti mette alla prova e poi ti lega a regole rigide. Capire quelle regole è metà del gioco.
Prima di darti soldi veri, la prop firm vuole vedere che sai operare senza rovinarti. A questo serve la valutazione, chiamata anche challenge. Paghi una quota (mensile o unica) e operi su un conto di simulazione —soldi finti, prezzi veri— con un obiettivo da raggiungere e limiti da non superare.
Se raggiungi l'obiettivo senza rompere nessuna regola, passi. Allora ti danno un conto "finanziato" con cui generi profitti reali che si dividono. Se rompi una regola, fallisci e tocca pagare un altro tentativo. Così semplice, e così esigente.
Ogni azienda ha le sue, ma quasi tutte ruotano attorno a queste tre:
Quando hai il conto finanziato e generi profitti reali, non tieni tutto: si divide. Una divisione abituale lascia la parte maggiore a te e una porzione all'azienda. A volte la firm trattiene i primi profitti o c'è un minimo prima di poter prelevare. Leggi sempre quella parte del contratto: è il tuo vero stipendio.
E occhio a una cosa importante: pagare la quota della valutazione non garantisce che guadagnerai qualcosa. Molti incatenano challenge, pagano quota dopo quota e non arrivano mai a prelevare. Il business di alcune firm sta proprio nel vendere valutazioni.
Ecco il dato che quasi nessuno dice ad alta voce: la maggior parte della gente non fallisce per aver scelto male le operazioni. Fallisce sulla gestione del rischio. Cioè, per aver superato i propri limiti.
Nota: sono tutti errori di disciplina, non di analisi. Per questo lavorare sulla tua testa (te lo raccontiamo nella guida di psicologia del trading) e tenere un diario di trading conta quanto saper leggere il mercato.
Se il 90% dei fallimenti nasce dal superare i limiti a caldo, la soluzione non è "avere più forza di volontà": è che i limiti agiscano senza dipendere da te. Un sistema che chiude la giornata automaticamente quando tocchi il tuo limite, che blocca gli ingressi senza stop e che conosce il tuo trailing drawdown in tempo reale ti toglie dalle mani proprio gli errori che bruciano le valutazioni.
Di questo parla la nostra guida dedicata: come non bruciare la tua valutazione di funding. Se stai per iniziare una challenge, leggila prima di premere il primo pulsante.